venerdì 18 dicembre 2009

Diritto all'odio è non averlo

Nella lingua tedesca esiste il termine schadenfreude che sintetizza un concetto molto comune in una sola parola: provare gioia e soddisfazione dalle disgrazie altrui. Secondo la tradizione popolare tedesca essa è la forma di gioia più pura, perchè nasce dal cuore e non viene filtrara da costruzioni sociali, quali il senso civico e la giustizia, che si sono stratificate con il tempo nella nostra coscienza. E' il sentimento che arriva intatto al nostro cervello nella forma più istintiva e animalesca possibile. Personalmente aggiungerei che è la vittoria finale del cinismo.
Nel Buddhismo esiste invece la parola mudita che esprime, al contrario, la felicità scaturita dalla buona sorte dell'altro. Ma si sa, il Buddhismo è una dottrina molto alla "volemose bene". Essa è conosciuta anche come gioia comprensiva o gioia convenzionale. Con la parola convenzionale si vuole intendere più diffusa, ma anche che essa è la più costruita, la più depurata dalla spinta vitale dalla quale scaturisce ad opera del nostro raziocinio. La più adatta a tutti in quanto priva di caratteristiche troppo estreme.
Come avrete capito fin dal titolo del post sto per parlare del faccia a duomo berlusconi-Tartaglia, ma questo breve excursus storico-linguistico mi tornava indispensabile per introdurre qualche concetto che servirà a non farmi passare da terrorista e pericoloso sobillatore man mano che proseguirete nella lettura.
Una sorta di polizza di responsabilità civile.
Al di là di tutto quello che giornalisti sobri fino alla nausea possano dire esiste un diritto all'odio. Esiste perchè un politico può chiedere ad ogni cittadino il voto, il consenso, e addirittura il rispetto se dimostra di essere coerente con se stesso, ma non potrà mai chiedere di essere amato. L'amore è certamente un sentimento nobile e alto e bla bla bla, ma ha il grossissimo difetto di finire. Così come può finire l'amore di una madre verso il proprio figlio, o di un figlio verso la famiglia che lo ha cresciuto, può finire anche l'amore e il rispetto per un avversario politico o un collega di lavoro.
Solo in un caso un uomo riesce a farsi amare da un popolo, ed esso è il caso della tirannia. Un popolo di sudditi ama il proprio dittatore, perchè egli ha saputo blandirlo e raggirarlo, un popolo libero elegge i propri rappresentanti e ogni giorno può e deve esprimere il suo consenso.
Non facciamo gli ipocriti per favore, tutti odiamo almeno qualcuno e tutti proviamo benessere quando quel qualcuno non ce la fa. L'odio fa parte delle pulsioni che muove l'uomo durante la sua vita, e provarlo è una delle cose più naturali che ci possa accadere.
Come ci si sente ad essere traditi dalle persone in cui si è riposta tutta la nostra fiducia?
Come ci si sente ad essere costretti al silenzio e ad essere presi a spintoni da chi ha la tua stessa tessera sindacale o di partito?
E che tristezza voi che non odiate niente e nessuno, voi che non sembrate mai infastiditi o scocciati e che non avete neanche un difetto degno di essere apprezzato, sul quale valga la pena ironizzare.
Ah, mi stavo scordando che dovevo anche parlare di berlusconi. Bè, in realtà non me ne frega niente delle sue condizioni di salute e di come l'attentato milanese sia potuto accadere, ma l'occasione è ghiotta e non posso lasciarmela sfuggire. L'occasione di rivalutare la filosofia spicciola agli occhi degli intellettuali molto sci sci che oggi riempono fogli di giornale ma soprattutto discoteche e programmi mediaset. E si perchè le uniche parole che meritano di essere sprecate sull'argomento sono quelle che pronunciò il buon Sylvester Stallone in Demolition Man: "Ci vuole un pazzo per beccare un pazzo".
Buona Schadenfreude a tutti!

venerdì 4 dicembre 2009

Il vento di Seattle

Come sta il popolo di Seattle dieci anni dopo la sua nascita? Più precisamente, dov'è oggi?
Dopo la caduta del muro di Berlino un altro anniversario parimenti importante è da ricordare in questi giorni: il 30 Novembre 1999, data in cui la generazione X smette di essere un'incognita e decide di imbracciare camicioni di flanella, sciarpe, pantaloni stracciati, e scende in strada per esplodere rabbiosa.
Dentro quei volti tagliati dal vento di Seattle c'erano ragazzi additati da tutti come andati, bruciati, irrecuperabili. Alcolisti, drogati, amorali, annullati dalla televisione e dai promo commerciali, svogliati e privi di stimoli, incapaci di provare emozioni. Eppure quel giorno erano tantissimi.
La realtà è che forse dentro quei volti c'erano semplicemente dei bambini che provavano nostalgia per cose che non avevano avuto mai, come una famiglia amorevole e una vita serena, che avevano capito che tutto quello che veniva fatto vedere loro era irraggiungibile. Che non era possibile per tutti diventare una rockstar, andarsene in giro con una Corvette, surfare tra bionde procaci in bikini che ti strizzano l'occhio. Il popolo che per primo aveva capito che il sogno americano, alla fine degli anni novanta, era andato. Morto e sepolto. Che la copertina patinata che ricopriva i sorrisi smaglianti delle celebrità nella realtà era solo vento gelido che ti ferisce le mani e il viso.
Il popolo di Seattle oggi sta male. Molti avevano sperato che il 1999 fosse la data di nascita di una presa di coscienza collettiva, e invece non è successo.
Siamo ancora alle prese con gli stessi problemi, siamo inseguiti dalle stesse paure e rincorriamo ancora gli stessi sogni, perchè ci terrorizza ancora l'idea di dover uscire da noi stessi, di essere obbligati a condividere esperienze e opinioni, di essere costretti a credere che domani sarà tutto migliore per non sentirci persi adesso.
Dico siamo, si, perchè il popolo di Seattle siamo noi. Voi trentenni che eravate a Genova, testimoni in presa diretta della stesura di una delle pagine più vergognose della nostra storia recente, voi non ancora trentenni che sarete a Copenhagen a vedere, una volta di più, che le sorti del mondo si decidono con cene in ristoranti a cinque stelle, pacche sulle spalle, battutone da vecchi marpioni e discorsi pirotecnici. Voi tutti che domani sarete a chiedere le dimissioni di silvioberlusconi, uno di quelli che ha saputo trasformare le ansie e le perplessità delle gente in paura, e sfruttarla per istaurare un governo totalitario, giustizialista senza giustizia e schifosamente maschilista.
Il grido di Seattle del 1999 è ancora oggi il nostro grido, ma temo che la pioggia l'abbia sommerso e che lo stesso vento che lo vide nascere lo stia disperdendo. Forse, come succede per tutte le cose, il tempo ha attutito il nostro rumore.

lunedì 9 novembre 2009

Parole parole parole

In questi ultimi tempi più che mai ho sentito dichiarazioni ridicole, pensierini degni di bambini di quinta elementare che si approcciano timidamente alla scrittura e accozzaglie di cagate vomitate da bocche che meriterebbero solo di essere riempite di calci.
Vorrei cominciare la rassegna con il nostro (vostro) ministro della giustizia Alfano, che intervistato a caldo sul caso Cucchi riuscì a dire che non aveva ancora strumenti per valutare l'intera faccenda, ma che era certo dell'ottimo operato della polizia.
In sintesi: non aveva strumenti, però ne era certo.
Continuo con quello che Luttazzi, citazione obbligatoria vista la recente uscita del suo ultimo libro, definì tempi indietro come l'essere umano più stupido del mondo insieme a britney spears (scusate le minuscole...anzi, scusate un cazzo!). Parlo naturalmente di Carlo Giovanardi che, come il treno della breccia, quando tutti hanno già detto tutto tranne la verità sul caso Cucchi, arriva come un calcio nei coglioni a ricordarci che la stupidità umana e l'universo hanno in comune il fatto di essere infiniti. Non divaghiamo. L'uomo più stupido del mondo ha attribuito la causa della morte ai soli 42 chili di Stefano, come se i chili che se ne vanno dal nostro corpo uscissero a cazzotti e sprangate lasciandoci ossa rotte e occhi tumefatti.
Bravo Carlo, hai detto la tua ora puoi anche andartene affanculo.
Segue a ruota l'incontenibile Daniela Santanché che dà in diretta televisiva del pedofilo a Maometto, e non essendo sicura che il messaggio sia passato, lo ripete per un pomeriggio intero, ora più ora meno. Peccato che la signora più a destra della destra dimentichi che la cultura greca così come quella romana, che sono le nostre radici prima e più della cultura cristiana, era popolata da un mare di recchioni, lesbiche lussuriose e pedofili petulanti.
Brava Daniela, ora segui Carlo.
Il mio compito di bastonatore diventa più complicato ora che mi appresto a parlare della sentenza della Corte Europea sul crocifisso appeso nelle aule. Su questa faccenda sono state veramente sprecate secchiate di parole, dalle rivendicazioni dei forcaioli integralisti cristiani che abitano in vaticano e in padania, fino alle timide proposte di mantenere bassi i toni dello scontro del sempre più scialbo partito democratico. A proposito, condivido l'idea alla base delle primarie, perchè è giusto far scegliere ai propri elettori in che modo essere inutili.
Sto ancora divagando, cazzo.
Quello che non ho sentito dire da nessuno però è il fatto che tenere un crocifisso nelle scuole vuol dire impartire nozioni e cercare di dare una cultura ai genitori di domani riconoscendo però l'esistenza di una verità diversa ed incontrovertibile. Insegnare a farsi domande per comprendere il perchè delle cose accettando allo stesso tempo che ci sia una verità assoluta che non si può né capire né dimostrare, solo accettare.
Tenere i crocifissi nelle aule di tribunale vuol dire amministrare la giustizia riconoscendo che ce n'è una che è al di là, diversa e superiore a quella dell'uomo. E' realmente accettabile tutto questo? O il punto della questione è ancora una volta il negro cattivo che ci vuole rubare l'identità nazionale?
Alla fine del discorso mi ritornano in mente le lezioni alla scuola elementare e media della lingua italiana, quando le maestre, con le loro maledettissime penne rosse, dipingevano i miei fogli di protocollo sotto ogni "un'altro", "andiamo ha casa", "o fame" e via discorrendo. Di primo acchitto può essere un ricordo fuori luogo, ma in realtà erano le prime volte in cui qualcuno cercava di farmi capire l'importanza delle parole e della capacità di sapersi esprimere, che sono due elementi fondamentali per essere e sentirsi liberi.
Discreta giornata a tutti.

lunedì 26 ottobre 2009

In direzione ostinata e contraria

Il parroco delle Piagge a Firenze ha dichiarato marito e moglie Sandra Alvino, nata uomo e donna da 30 anni, e Fortunato Talotta, già sposati da 25 anni con rito civile nonostante il veto di due anni fa del cardinale Ennio Antonelli.
Il parroco ha voluto concludere la cerimonia con la canzone di Fabrizio De Andrè Smisurata preghiera, poesia elegante e fortissima che trasuda disobbedienza da ogni verso.
Il parroco e i coniugi sanno già che l'atto verrà annullato in breve tempo, ma non per questo hanno deciso di mollare. 200 persone hanno assistito alla celebrazione.
Evviva i bastardi dunque, mi viene da dire sulla scia del nuovissimo e fiammante Tarantino, siano essi preti, reietti o disobbedientu, perché di gente che non riesce ad ignorare la propria coscienza ne abbiamo bisogno oggi più che mai.
"Come una svista
Come un'anomalia
Come una distrazione
Come un dovere".


Fonte: City, Lunedì 26 Ottobre

domenica 4 ottobre 2009

Realtà e fantasia

Apprendo oggi da uno dei pochi giornali non in mano ai comunisti rimasti in Italia una notizia interessantissima. Pare che il picchiatore dell'inter Marco Materazzi abbia fatto causa all'ispettore Coliandro per una battuta pronunciata durante la puntata del 10 Febbraio di quest'anno in cui l'attore recitava la seguente frase: "Quel bastardo di Materazzi si è fatto espellere un'altra volta".
Se pensate che fare causa al protagonista di una fiction sia già una cosa incredibile, bé, aspettate di ascoltare le richieste di risarcimento: un euro per ogni spettatore della puntata.
In breve, potrebbe accadere che la Rai, cioè noi, venisse costretta a pagare due milioni e trecentottantamila euro a Marco Materazzi per danni morali.
Tempi duri per chi vuole far satira in questo paese.


(Fonte: Dipiù, 14 Settembre 2009)