0 com

battaglie 2puntozero

La vicenda giudiziaria Apple-Samsung ha finito per suscitare il mio interesse più di quanto potessi pensare. E questo è successo, come spesso accade, quando ho smesso di guardare ai dettagli (non sapete quanto si possa diventare curiosi passando Agosto in ufficio) tecnici a supporto dell'una o dell'altra tesi e ho fatto un passo indietro.
Anche se le due società sono leader mondiali nella tecnologia consumer, gli oggetti del contendere sono sempre gli stessi: brevetti, licenze e utilizzazione delle opere d'ingegno.

Ma a ben vedere il problema è sicuramente di ordine etico.
Insomma: possibile che 'sti stronzi possano brevettare tutto?
Vale la pena approfondire un po' perchè per "tutto" qua si intende "davvero tutto l'esistente": dalle sementi della Monsanto e simili alla forma di iPhone e iPad (un rettangolo smussato, eh capirai...), passando per l'accostamento cromatico rosso-argento-nero della Coca-Cola.

Mentre nelle aule dei tribunale americani e sud-coreani legioni di avvocati di Apple e Samsung pretendono di difendere l'innovazione, essa viene in realtà svilita e messa in grave pericolo. Prima di schierarci per l'una o per l'altra parte, a seconda di quale delle due aziende griffa il telefonino che portiamo in tasca, dovremmo chiederci se l'innovazione, per costituirsi nel suo significato autentico, debba avere una natura partecipativa, debba cioè essere esperita un passo dopo l'altro da un'intera comunità, oppure magica, dono oscuro di una manciata di capitani d'industria, sedicenti geni visionari, che blindano le loro idee all'interno di processi economici dominati da concetti avvenieristici quali economie di scala e remunerazione degli azionisti.

Vorrei che i nostri legislatori cominciassero a prendere confidenza con l'idea che c'è un limite oltre il quale non è eticamente accettabile brevettare l'innovazione, se è ancora vero che essa ha come fine ultimo il miglioramento della qualità della vita di tutti, anche dei soggetti che non hanno la possibilità di accedere al tempio del consumo.
Vorrei che si cominciasse ad analizzare il concetto di licenza o diritto d'autore con strumenti nuovi, quali quello di Bene Comune o di Copyleft; vorrei anzi che a questi ultimi venisse finalmente riconosciuto lo status di strumeto di analisi e che si smettesse di considerarli un vezzo per trentenni controinformati e disoccupati.


Vorrei che focalizzassimo di più l'attenzione sulla differenza fra un processo e il suo risultato. Il primo è dinamico e immateriale, esiste solo quando viene partecipato. Ai soli partecipanti appartiene, esclusivamente per loro genera conoscenza. Di conseguenza, se crediamo che essa debba essere condivisa, non possiamo che auspicarci la più larga partecipazione possibile ad ogni processo innovativo. Il risultato, invece, nasce quando la conoscenza si fissa nella materia e diventa prodotto. Che si venda, questo prodotto, che generi profitto, molto, ma non intacchiamo i processi, non permettiamo che smettano di comunicare e di influenzarsi tra loro.
Capiamo questo punto, altrimenti finisce male.
Finisce male e, più prosaicamente, a furia di brevettare forme geometriche e colori, il vostro prossimo tablet potrebbe essere così: 



0 com

Viaggio in musica /2

La seconda puntata di questa giovane rubrica vi viene proposta in differita di qualche giorno, non fateci caso.

Girless & The Orphan - Same name for different girl



Qualche mese fa decisi di passare un Sabato sera in compagnia dei Fine Before You Came. Iniziava l'estate e la pratica del viaggio si poteva sbrigare in un'oretta di macchina. C'erano diversi gruppi in scaletta, nessuno dei quali mi diceva niente, e in quella scaletta c'erano pure loro, i Girless & The Orphan.
Più precisamente: Girless è un ragazzo che gira l'Italia con la chitarra  in mano, The Orphan pure, la chitarra la suonano insieme e sono pure molto amici dei succitati FBYC.
Il live è stato davvero piacevole così come lo è stato vederli agitarsi sul palco insieme ai favolosi headliner, di conseguenza, appena tornato a casa, non ho potuto far altro che andare ad approfondire i loro lavori sul sito della casa discografica raccomandatoci dai diretti interessati, muniti di grinta da vendere ma non di banchetti.
qui potete trovare la sezione dedicata al free download.
Ho scelto il loro primo ep perchè una bella storia merita sempre di essere conosciuta fin dal suo inizio, e anche perchè è quello fra i tre con la resa dal vivo più fedeli.
Due chitarre acustiche allo sbaraglio che si destreggiano con disarmante naturalezza fra furibondi folk irlandesi, ambientazioni intimiste e ballatone melodiche. Ne sentiremo parlare presto, magari in occasione del loro primo album






Neutral Milk Hotel - In The Aeroplane over the sea

Se tutti gli album che dovevano fare la storia l'avessero fatta davvero, la storia sarebbe migliore.
Lezioni di musica senza troppi fronzoli.
0 com

trashissimamente tuo

La globalizzazione, proprio lei, la volevano tanto ed eccola qua.
L'articolo del Sole 24 Ore  ci propone una metafora azzecatissima, mi verrebbe da dire sublime data la materia che tratta, di questo tempo così opprimente: tutto quello che abbiamo così avidamente consumato, persi nel sogno erotico della possessione sfrenata, ci sta ora seppellendo. Da Roma a Napoli, da Napoli a Salonicco, la nostra libertà di scelta si è trasformata nella nostra bara.
La monnezza sta circondando le nostre città, battendo le nostre strade con fare battagliero e minaccioso, puntandole dritte al loro cuore, unica parte dell'organismo urbano per ora salva dall'insidia a causa del fatto che, grazie a dio, (anche) di turismo ci campiamo.

Metafora nella metafora? Affondo il colpo? E affondiamo!

La città che se la sta passando peggio nel nostro paese, togliendo con un lercio colpo di reni il dominio della fetida graduatoria alla sempiterna Napoli, è Roma, la nostra capitale, l'epicentro della nostra civiltà.
Nel 2012 nella capitale d'Italia non viene fatta la raccolta differenziata.
Puntualizziamo: non è che ci siano problemi di organizzazione della raccolta, di personale insufficiente, di scarsa efficienza degli impianti, no; la raccolta differenziata non esiste, così come non esiste nella testa della maggior parte dei romani un qualche concetto di rispetto e tutela dell'ambiente, cosa che presumo dal fatto di non aver mai visto romani riempire le proprie piazze chiedendo che venga introdotta.
Diciamocelo, non sta un gran bene Roma. Questo non è positivo, non ne sono felice, perchè è pur sempre la città eterna, però basta una nevicata...sì, ok, non prevista, ma pur sempre una spolverata o poco più...e non parliamo della pioggia...vabbè, abbondante, e chi lo nega, più o meno quella che ogni agricoltore abbia mai implorato qualche volta nella sua vita.

Se è vero che Roma e i romani sanno che la storia non dimentica, hanno dimenticato che essa non è clemente verso la supponenza.
E pensare che basterebbe così poco, appena un accenno di coscienza ecologista. Su, coraggio, non siamo negli anni Settanta: i tempi sono maturi per certe cose!
Sesso extra-coniugale, olè! Sesso anale, olè! Marijuana Hashish LSD Amfetamine eroina cocaina, olè! Presidente donna, olè! Vedete? Possiamo parlarne ora! Porca mado...no, di questo ancora no effettivamente, ma del resto sì; del resto possiamo parlare.
Coscienza ambientale può voler anche dire scegliere una semplicissima maglietta a dieci euro prodotta a Ponte Pì (per dire) al posto del suo equivalente cinese da cinque e mezzo.
Confindustria e i suoi figliocci ci hanno fracassato i coglioni con la qualità e l'eccellenza ma la verità è che non tutti vogliamo o possiamo permetterci solo ed esclusivamente il meglio, questo non significa però che anche nella mediocrità del consumo non possiamo scegliere.
E non solo quando si tratta di guardare la televisione.